The Body

Tuesday 19. May 2020

Peter Weiemiair 

ln questa mostra il pubblico italiano si confronterà, visitando i due piani della torinese Gas Art Gallery, con due approcci essenziali dell’arte austriaca contemporanea, entrambi legati al corpo – e alla sua tradizione artistica – e che tuttavia si avvalgono di strategie mediali diversificate. 

Ulrike Lienbacher pone al centro della sua arte il disegno puro, autonomo, ma anche l’oggetto, spesso reiterato in serie, con leggere variazioni. Eva Schlegel usa la fotografia: immagini sfuocate (ritratti, figure, ma anche rappresentazioni erotiche) inserite all’interno di strati di smalto scuro o applicate su vetro. Il suo tema caratterizzante è la percezione, la registrazione dell’immagine e la sua identificazione, il decifrare le forme (compresi testi divenuti illeggibili). 

L’osservatore è posto di fronte a barriere di vetro, dietro le quali si materializzano figure vaghe, oppure si sforza di filtrare il messaggio trasmesso dalle immagini attraverso l’oscurità degli strati di smalto. I suoi motivi attingono all’archivio delle immagini private, anonime, che l’artista trova piene di mistero, ma anche da quelle degli amici e dei conoscenti. 

Alla valanga di immagini esplicite esposte sui quotidiani o tv o nella periferie delle città, sui quotidiani o sulle riviste, Eva Schlegel oppone i suoi schemi aperti, polisemici. Una serie di artisti contemporanei, da Jacobson fino a Richter, si è confrontata con il tema dell’immagine fotografica sfuocata, partendo da motivazioni di volta in volta diverse. 

Schlegel non si accontenta del gusto pittorico insito nell’immagine sfuocata: i suoi lavori mettono a tema il prodursi di un’irritazione, l’esperienza dell’apertura e dell’indeterminatezza, che si rivela essenziale per entrambe le artiste. Anche per Ulrike Lienbacher ciò che è apparentemente innocuo, come le indicazioni per il lavaggio dei tessuti, le acconciature dall’aspetto scultoreo o i cuscini di poliestere a forma di seme e dai colori cosmetici, si trasforma in un’esperienza ambivalente. Le sue opere mettono insieme disegni di varie dimensioni, che abbracciano, per lo più in modo lineare, i contorni dei corpi e degli oggetti, creando serie di opere grafiche dotate di un carattere narrativo. I suoi disegni hanno l’aspetto di istruzioni per l’uso di cosmetici e prodotti per la cura del corpo, e tematizzano la dialettica fra pulizia e sporcizia, talvolta con sfumature fortemente erotiche. Anche nel caso degli oggetti, l’artista getta sempre un ponte metaforico in altri ambiti, legati al corpo, e tutte le sue opere, tanto gli oggetti quanto i disegni, vivono di questa tensione sotterranea prodotta da un’ambiguità costruita. Ulrike Lienbacher riesce però ad evitare di riallacciarsi a uno stile specifico, ricorrendo all’anonimato degli oggetti e dei disegni stilizzati.

 

– – – –

On the two floors of this exhibition held at the Gas Art Gallery in Turin the italian public will be confronted with two major tends of Austrian contemporary art, both of them strongly tied to the body – this has a long tradition -, but using different media strategies. Ulrike Lientachees central theme is the pure. autonomous drawing, as well as the object, which is often show in serial, slightly differentiated forms.Eva Schlegel uses photography: she takes blurred, unclear pictures – portraits, figuns but also erotic drawings – and inserts them into dark enemal layers or apples them onto glass slabs. 

Her favorite theme is perception, the registering of an image and its identification, the deciphering of forms – also of texts that have been made unreadable. Observers are faced with glass baniers. hiding vague forms that slowly take shape, or they try hard to filter the image’s message as it emerges from the enamel layers. The motives are draw from a private reservoir of images, anonymous depictions the artist perceives as mysterious, as well as from her own depictions of friends and acquaintances. Schlegel contrasts the overflow of explicit images on tv on the outskirts of our cities. in newspapers or magazines, with her open, multi-layered semantic schemes. 

A whole series of contemporary artists, rangling from Jacobson to Richter, have confronted themselves with the theme of the blurred photographic image, starting from very different assumptions and motivations. AS for Schlegel, she is not satisfied with the painterly fascination of blurredness. What she wants to achieve is the ovation of a feeling of irritation, the experience of openness and indetermination. which turns out to be an essential experience not only for Schlegel, but for both artists. For Ulrike Lienbacher, too, apparently harmless things, such as instructions for washing or sculptural hair designs, or even seed-like polyester cushions with cosmetic colors can turn into an ambiguous experience. In her work she combines differently-sized drawings that embrace, mostly in a linear fashion, the contours of the body and of objects. to form a series of drawings that acquire a narrative character. These drawings look like instructions for use of cosmetics and body care products. They deal with the dialectic relationship between clean and dirty, sometimes with strong erotic undertones. Even with objects, she always Vies to throw a bridge across other body-related areas. and her works, be they objects or drawings, really thrive upon this underground tension produced by a constructed ambivalence. In this construction, Lienbacher avoids focusing on one specific style, resorting instead to the anonymity of stylized objects and drawings. 

Ulrike Lienbacher 

II corpo, in quanta portatore di una stone individuate a socioculturale è un motivo centrale nei miei lavori. E nel rapporto con iI corpo che si manifestano i valori di una società. II discorso sull’igiene e sulla salute, iI rapporto con la sporcizia e la pulizia, il culto del fitness o la moda del benessere, esplosi con l’industria del turismo europeo, sono punti di riferimento che trovo molto interessanti in questo senso. La pulizia è ordine, la sporcizia viene invece associate al disordine e al pericolo, al rischio. Si tratta di norme sociali che stabiliscono ciò che ha valore per il singolo e che con invece è da considerare inferiore. 

Nei miei disegni si reitera il processo dell’insudiciare e del pulire, e queste azioni hanno qualcosa di forzato. Le figure si strofinano e si asciugano; detergono, sfregano e tamponano la superficie cartacea del disegno come se fosse un corpo. La capigliatura, come frammento di corporeità(anche di femminilità), carica di significati simbolici, è sempre citata nelle mie opere: i capelli acconciati con precisione e arte oppure la chioma sciolta; l’esemplarità coltivata con iI massimo studio oppure il lasciarsi cadere, disgregarsi, fluire via. La perdita del controllo è legate all’ansia del fallimento. I miei disegni, però evocano anche la possibilità, assai verosimile, che questa perdita di controllo e questo perdersi promettano qualcosa di piacevole. Di qui la componente erotica di parecchi disegni. 

II tema della discipline e del cantso, si ritrova anche nel mio modo di lavorare: nelle opere plastiche si tratta di superfici perfette, forme regolari e serialità, nel disegni invece del tratto dato con precisione e dei dettagli finemente elaborati. 

Nei miei lavori tento di raggiungere un equilibrio fra i vincoli legati al contenuto una dimensione di aperture. Le installazioni a parete composta da numerosi disegni, talvolta appesi l’uno accanto all’altro, con i margini che si toccano, altre volte collocati più liberamente, rappresentano un ulteriore stimolo a questo pensiero associativo. Lo sguardo si muove da un punto all’altro della parete, in cerca di nuovi collegamenti, torna indietro, oppure prende un’altra strada.

 – – – –

The body is a central theme in my works, is the carrier of both an individual and a storic-cultural story. The way a society deals with the body is an indicator of is values. The discourse on hygiene and health, the relationship with untidiness and cleanliness, the cult of fitness and the wellness craze that have exploded with the growth of the European tourism industry, these are all reference points that I find very interesting in this context. 

Cleanliness is order, whereas untidiness is associated with disorder and danger: these are social norms that tell individuals what is valuable and what is considered unworthy. 

In my drawings I reiterate the process of dirtying and cleaning, and these actions we somehow forced. The figures rub and dry themselves; they wipe, scrub and towel the paper surface of the drawing as a substitute for the body. The hair is a symbolically laden fragment of the bodily sphere and of femininity, and I always come back to it: be it an accurate, artful hairdo or a freely falling hair; the carefully crafted exemplary model or the letting yourself go, the falling to pieces, the flowing away. Loss of control is related to failure anxiety. But the drawings also evoke a very possible scenario where this loss of control and this losing yourself could also bring pleasure. Hence the erotic component of several of my drawings. 

The theme of discipline and control can also be detected in my working method. In the plastic works it is evident in the impeccable surfaces, the regular forms and seriality, in the drawings it shows in the precision of the stroke rod the finely elaborated details. 

In my works I try to strike a balance between openness and a clearly defined content. The wall installations are made up of several drawings which can sometimes be hung close to each other, with their borders touching, Other times they can be arranged more freely, but always in such a way as to further stimulate associative thinking. The observer’s look jumps from one point of the wall to the other, seeking new connections, turning back or taking another path. 

Elisabeth Schlebrugge in Wolken Schatten, Eva Schlegel, 2000

Le polari, l’apparire e lo svanire, la trasparenza e la materialità, l’immagine e l’oggetto, l’astrazione e la realtà: questi sono i temi di Eva Schlegel, il filo rosso che si dipana attraverso tutta la sua opera. Schlegel tenta una pittura nell’epoca della post-medializzazione del mondo, e lo fa senza neppure avvicinarsi al pennello. Si Inventa nuove regole del gioco e, nelle sue peregrinazioni, manipola la realtà attraverso i supporti dell’immagine, fino a ridurla a un mero surrogato di se stessa. B. Huck

I suoi lavori più recenti, ritratti femminili sovradimensionati, mettono a tema le immagini mediatiche idealizzate della nostra società: di impronta diversa, più grandi del naturale e, nel loro sfuocamento, ridotte a stereotipi, è difficile sottrarsi al richiamo di queste icone, che conservano intatta la seduttività dell’ostensione del corpo. W.J.T. Mitchell ha definito questa dimensione critica dell’immagine pictorial turn, la svolta pittorica. Di fronte al predominio globale dei mezzi di comunicazione visivi, il “pictorial turn si pone come riscoperta degli aspetti postlinguistici, postsemiotici dell’immagine quale interazione complessa fra visibilità, apparato tecnico, istituzioni, discorso, corpi e forme di rappresentazione.”1  Questi interrogativi circondano l’immagine e, di conseguenza, il comportamento dell’osservatore di fronte all’immagine. 

“ La meditazione sulla separazione e sulla dissoluzione, le ombre prive di un corpo, i corpi senz’ombra sono all’origine del discorso sulla pittura e sulla prassi pittorica (pensiamo alle definizioni in uso fin dal Rinascimento: ombra, mezz’ombra, sbattimento) 2

Giochi d’ombre, ombre lacerate, che furono per lungo tempo divertimento sociale e virtuosismo artistico, una sorta di arte del ritratto: corpo, volto, resi nuovamente riconoscibili attraverso il solo contorno ( e non i tratti, le rughe o lo sguardo), una sorta di arte del ritratto, di fisiognomica antenore alla rivoluzione fotografica, inventata, secondo Plinio, nell’antica Grecia da una giovane donna, e che, prima di prendere il nome di Monsieur Silhouette, era semplicemente chiamata ombra, shadow o shadow portrait. 3

1.Silvia Eiblmayr, Nachbilder im Auge / Nachbilder im Kopf – Eva Schlegels inszenierte Bruche zwischen Wahrnehmung und Objekt. 

2.Ernst Gombrich, Shadows, The Depiction of Shadows in ‘Western Art, Londra, 1995, 

  1. Si veda anche Mario Praz, Silhouetten, in Mario Praz, Der Garten der Erinnerung, Essaya, Bd. 1. Francoforte, 1994.

– – – –

Polarities, appearance and disappearance, transparency and materiality, image and object, abstraction and reality: these are Eva Schlegel, themes, the leit-motiv that runs through her whole work. Schlegel tries to confront painting in a post-mediatized world, and she does this without even touching a brush. She comes up with her own rules of the game, and manipulates reality by means of visual supports, until the real world turns into little more than a surrogate of Itself.

B. Huck

In her most recent works, consisting of oversized feminine portraits, the theme is the idealization of media images in our society. These portraits are different in style, larger than life and, in their blurredness, they are reduced to stereotypes: yet they are almost impossible to avoid or escape, as they retain all the seductiveness of a body unveiled. W.J.T. Mitchell refers to this critical perspective on the image as pictorial turn. Facing the global dominance of visual media, the “pictorial turn tries to rediscover the image post-linguistically and post-semiotically, as the complex interaction between visibility, technical apparatus, institutions, discourse, body and form of representation.”1  These are the questions surrounding the image, and the relationship of the observer to the image. 

“The reflection on separation and disintegration, on shadows without a body and bodies without shadows, lies at the very heart of the discourse on painting and on the practice painting (just think of the definitions that have been used since the Renaissance: ombra, mezz’ombra. sbattimento, shadow, half shadow, projected shadow)2.

The play of shadows, the tearing of shadows, for a long time a social pastime and an exercise in artistic virtuosi, a form of portrait, a body, a face, made again recognizable simply from their outline (not from their traits, wrinkles or look), a sort of portrait art, a physiognomy preceding the revolution of photography. According to Plinius, a young lady invented it in ancient Greece. And, before being named after Monsieur Silhouette, was ship, called shadow or shadow portrait.3

1.Silvia Eiblmayr, Nachbilder im Auge / Nachbilder im Kopf – Eva Schlegels inszenierte Bruche zwischen Wahrnehmung und Objekt. 

2.Ernst Gombrich, Shadows, The Depiction of Shadows in ‘Western Art, Londra, 1995, 

3.See also Mario Praz Silhouetten, in Mado Prez, Der Garten der Erinnerung, Essays, Bd. 1. Frankfurt 1094